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LA CURA ALLA SINDROME DI WANDERLUST AI TEMPI DEL LOCKDOWN

Iceland

I documentari di viaggio come “farmaci” alternativi (e momentanei) al confinamento in casa

Siccome in questo lungo periodo di Lockdown non ci si può neppure permettere di andare a buttare la spazzatura sotto casa, ho cominciato a colmare quel vuoto che cominciavo a sentire e a tratti ansia da claustrofobia, guardando documentari di viaggio.

Il viaggio per me rappresenta la scoperta, spesso ha rappresentato la rinascita e non posso concepire un’esistenza vissuta restando fermi. L’uomo come dico sempre non è un’albero, non ha messo radici e deve poter spostarsi.

In questo spostamento l’uomo vede, sente, tocca e tutti i suoi sensi sono al massimo delle loro capacità. Ogni novità lo scuote e lo riporta a contatto con quanto è davvero importante per lui. Per me viaggiare è catartico. Curativo.

Wanderlust significa volersi sempre muovere. È il desiderio di viaggiare, esplorare, vedere posti nuovi”.

Restando a casa per così tanto tempo, avevo bisogno di una “cura”, una medicina che però in questo momento non era possibile prescrivermi. Così ho trovare un farmaco alternativo all’originale, un documentario di viaggio. “Iceland. You think you’re alone.” (Lo trovate su Amazon Prime video)

Natura, natura. Immagini di natura sconfinata che mi hanno portato fuori dalle mie quattro mura. Immaginavo di essere con quel gruppo di persone, coperte sino alla punta del naso da cappelli e sciarpe e giubbotti.

Il bianco fa da padrona in Islanda, la neve e la schiuma delle acque che si infrangono sulle rocce. Cascate roboanti, altezze e discese. Suggestiva, pericolosa, selvaggia è l’Islanda.

Si è così piccoli di fonte alla natura. Lei è tanta…

I documentari di viaggio come "farmaci" alternativi (e momentanei) al confinamento in casa

Nessuna parola detta in 30 minuti, ma solo suoni della natura che mi hanno accompagnata in giro per l’Islanda. Un film interamente girato con uno smartphone. E’ Ludovico De Maistre, un ragazzo italiano ad aver diretto il film, ad aver viaggiato.

Da questo divano, dal mio caldo casalingo, voglio immaginare di essere partita con lui, con la sua voglia di scoprire e rinascere tra i fiocchi di neve, tra i tramonti, tra le cascate.

Probabilmente questa “medicina” alternativa al vero viaggio comincia a fare effetto. Un tempo, questo, per prendere carta e penna e cominciare a mettere tra le prossime destinazioni di viaggio anche l’ Islanda, perché (Caro Covid) non uccidi chi come me è affetto da quella che chiamano la sindrome di wanderlust.

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