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L’UOMO VIRILE? SOLO QUELLO CHE MANGIA CARNE

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L’uomo mangiatore di carne

Essere vegetariani per un uomo significa portare la vergogna cucita addosso. Lo sostiene uno studio effettuato dall’università di Southampton, in Gran Bretagna. Ordinare piatti vegetariani al ristorante è sinonimo di poca virilità.

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Termine utilizzato per definire il senso di vergogna provato dall’uomo vegetariano.

Pare, infatti, che gli uomini avrebbero paura di scegliere pietanze vegetariane al ristorante per timore di essere etichettati come non virili.

Lo studio chiamato “The Man Food Project” è stato condotto dalla dottoressa Emma Roe e dal dottor Paul Hurley che, insieme, hanno studiato 22 uomini: c’erano gli uomini “green”, vegetariani per motivi ambientalisti, gli sportivi e gli uomini costretti a mangiare poca carne per situazioni economiche sfavorevoli.

Ciò che emerge dallo studio è che per questi uomini sembra essere difficile ordinare piatti vegetariani in pubblico.

Abbiamo evinto che gli uomini che seguivano una dieta vegetariana o vegana a casa, trovavano difficile evitare di mangiare carne quando socializzavano con altri uomini, inoltre, alcuni di loro hanno provato sentimenti come la vergogna, l’imbarazzo o un conflitto interiore, che a volte li ha portati a mangiare carne o ad offrirne ai loro ospiti in una cena a casa propria.

Dottoressa Emma Roe

Il punto riguarda la percezione del carattere maschile: nell’immaginario comune il consumo di carne è associato all’idea di virilità, pertanto, gli uomini vegetariani vengono considerati meno “mascolini” dagli uomini carnivori.

La carne è considerata l’alimento “maschio” per eccellenza, legato alla tradizione e all’idea di forza e anche il contesto in cui si svolge il “rito” della carne è fondamentale; ad esempio, durante la tipica “grigliata” che implica l’uso di una griglia, il fuoco è acceso dall’uomo. Un’immagine che rievoca l’accensione del fuoco dell’uomo primitivo il quale, attraverso questo gesto, riusciva a sfamare la donna.

Cosa significa pressione sociale? Da cosa, in concreto, l’uomo sarebbe spaventato?

Ricerche sociologiche avrebbero specificato che, quando si parla di passione sociale legata alle scelte alimentari, si parlerebbe di “isolamento sociale”; in particolare, il vegetariano diventato tale per motivi animalisti, manifestando attraverso la scelta alimentare la propria sensibilità, si renderebbe maggiormente esposto a commenti legati al suo essere “uomo”.

A favorire tale pressione sociale sarebbero complici gli stessi giornali che fanno informazione. I giornali, infatti, avrebbero un ruolo attivo nel determinare la visione positiva o negativa dell’uomo vegetariano.

Se si guarda alla distribuzione degli articoli positivi, negativi e neutri nel corso degli anni, si nota una tendenza alla crescita di quelli neutri e positivi e, in corrispondenza del 2015, un brusco aumento di quelli negativi.

A causare questa inversione si trovano una serie di articoli legati a problemi di salute, come casi di bambini di genitori vegani ospedalizzati per malnutrizione e gossip connesso a dichiarazioni di star sulla dieta vegana (Fonte L’inchiostro digitale è vegano? La rappresentazione del veganismo sulla stampa, di Nicola Righetti, 2016).

Merita, a onor del vero, ribadire che vittime della pressione sociale non sono solo gli uomini; anche le donne vegetariane e vegane sono guardate con diffidenza. Nell’immaginario collettivo, insomma, sia l’uomo che la donna hanno ruoli sociali pre impostati: così come esiste ancora lo stereotipo della donna sensibile e dolce donna di casa, così gli uomini portano avanti l’idea di eroe possente e muscoloso, salvatore della “patria” e divoratore di carne.

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