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E’ DAVVERO QUESTA LA VITA CHE VOGLIAMO?

Guerre, barconi di immigrati, disoccupazione, smog, deforestazione, estinzione di specie animali. E’ davvero questa la vita che vogliamo?

Se lo chiede anche Roger Waters cantautore e compositore britannico, ex bassista e cantante del gruppo musicale inglese Pink Floyd dal 1965 fino al 1985, quando lasciò il gruppo proseguendo una carriera da solista.

E con l’uscita del suo disco Is This The Life You Really Want?si parla di giorni nostri, di governo Trump e di immigrazione.

Alla domanda “E’ davvero questa la vita che vogliamo?” la risposta è spietata e negativa, i richiami alle brutture umane, o meglio disumane, sono inserite in ogni brano che compone il disco dell’ex componente dei Pink Floyd.

L’album This The Life You Really Want esce dopo le elezioni del Presidente Americano Donald Trump ed è proprio a lui e al mondo consumistico che si rivolge. “Sciegliemmo di aderire all’abbondanza, al sogno americano” (cit. in Broken Bones). Abbandonata sul ciglio della strada, la “signorina Libertà” (cit.) è stata sostituita dal sogno di denaro a tutti i costi.

Il pessimismo e la rassegnazione che sgorgano dalle sue parole come fiume in piena raggiungono vette elevate nel testo Deja vu. Waters immagina una nuova realtà in cui se fosse stato Dio, non avrebbe permesso che l’uomo si disumanizzasse.

Continuando il suo viaggio psichedelico in una realtà parallela, l’ex Pink Floyd, sogna il momento in cui non esistono più guerre, e l’ultimo rifugiato ( the Last Refuge), ormai messo in salvo, inizia la sua vita libera dalle pallottole inflessibili.

Illusione. L’ultimo rifugiato non è mai davvero l’ultimo. Ci sarà sempre una nuova guerra da combattere e un nemico da sconfiggere.

Secondo Roger Waters l’uomo ha perso la sua componente più umana, quella che lo differenzia dagli altri animali: l’empatia.

Il riferimento al regno animale nel disco di Waters è evidente: insetti, uccelli in gabbia, maiali, trote, bisonti, formiche. Così come in Animals, disco dei Pink Floyd, il regno animale è di ispirazione per mettere in scena le differenti classi sociali; dai più potenti, rappresentati dai maiali (Pigs) divoratori avidi di denaro e accumulatori insaziabili, ai più deboli, le pecore (sheep).

E chi secondo Waters è il più potente del momento, se non il presidente Americano Donald Trump? Donald is a pig, è quello che Roger Waters fa proiettare su un grande schermo alle sue spalle durante i sui concerti. Non si nasconde certamente dietro falsi perbenismi, e la schiettezza di Waters nei brani del suo nuovo disco lascia di stucco. Insofferente, Roger Waters non riesce proprio a sopportare le ingiustizie dei giorni nostri; non si capacita di come l’essere umano, unico nella sua specie, sia capace di autodistruzione. E quindi guerre, costruzione di armi, distruzione del suo stesso habitat. Unico “animale” in terra a non seguire le leggi della natura che lo porta all’autoconservazione e alla sopravvivenza. Anzi, si boicotta in meccanismi di perverso autolesionismo.

Non si può tornare indietro nel tempo, quel che è fatto è fatto, ma possiamo cambiare, possiamo scegliere. Forse non è troppo tardi? Per Waters la risposta è nella scelta di amare. Commovente è il testo di Wait for Her, chiaro riferimento alla poesia del poeta palestinese Mahmoud Darwish,”Lesson from the Kama Sutra, in cui l’attesa rappresenta la speranza,  lo spiraglio di luce che taglia il buio. La risposta. È un viaggio che parla della natura  trascendentale dell’amore e di come ci potrebbe salvare dai problemi attuali e trasportarci in un mondo nel quale a tutti piacerebbe vivere, ha dichiarato Waters durante un’intervista.

Siamo contenti di recitare in questo teatro dell’assurdo una qualche scena dell’opera Aspettando Godot, in cui il tempo scorre mentre, inamovibile, l’uomo resta fermo a guardare quello che gli accade intorno? Tutto sembra normale. Tutto diventa normale. Diventa normale la guerra, l’ego di qualche presidente, i profughi che scappano e gli immigrati annegati in mare; diventa normale la discarica a cielo aperto, i fumi delle industrie e il disboscamento.

Ma è’ davvero tutto normale? E’ davvero questa la vita che vogliamo?

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