“Faccio cose, vedo gente, coccolo gatti, viaggio e dormo. Non necessariamente in quest’ordine”.

Se qualcuno mi avesse chiesto cosa significasse la parola seitan e tempeh nel 1998 avrei lasciato parlare il silenzio. Certamente non avrei saputo la risposta. Avevo 13 anni, vivevo in una normalissima famiglia pugliese, avevo le mie amiche, andavo a scuola. Tutto era normale, insomma. Eppure, un giorno, qualcosa scosse la mia “normalità”. Era mattina, zaino in spalla, percorrevo la stessa strada di ogni giorno per andare a scuola e quel giorno speravo che la campanella non mi fregasse per un decimo di secondo. Camminavo guardando avanti, senza distrazioni, eppure quella quiete mattutina fu distrutta all’improvviso. Un camion, a porte spalancate, scaricava qualcosa. Aveva parcheggiato prepotente per strada e aveva fermato le auto in coda. Un uomo vi saliva e scendeva portandosi dietro la fatica del peso di ciò che trasportava. “Ti vuoi spostare?” - grida un uomo bloccato nel traffico al camionista. “Sto lavorando!! Un attimo!” gli risponde. Vedo quell’uomo prendere il suo carico pesante e portarlo nel negozio di fronte: una macelleria. Ecco, fu quello il momento. In quel preciso attimo feci ciò che chiamano “connessione”. Capì che trasportava un animale, una mucca, grande, senza pelle e percepivo il suo colore rosso muscolare e capì anche che il “lavoro” di quell’uomo era trasportare animali privi di vita nelle macellerie. Non sapevo cosa significasse il termine vegetariano, vegano, fruttariano, seitan e tofu. Non avevo con me strumenti di informazione potenti come quelli di ora. Sapevo però che per me era sbagliato quello che avevo visto. E questo mi bastava.

Sicuramente in questa mia storia molti riescono a riconoscersi. Chiunque, a qualsiasi età e in qualsiasi tempo storico, avrà vissuto quel frammento di vita, dove tempo e spazio si fermano e “ti connetti”. Per me veg*ano non è moda, non è tendenza, non è (solo) salute, ma è prima di tutto conseguenza naturale di una visione più allargata dell’esistenza umana. Parlare di ricette oggi è lo strumento più immediato per arrivare a tutti. Si dice “prendere per la gola qualcuno” per conquistarlo: forse è questo che molti chef animalisti tentano di fare. Tutti (attivisti, volontari, chef, blogger, giornalisti, salutisti, ambientalisti), a loro modo, provano a far capire che esiste una visione degli animali differente: sono esseri viventi, non cose.


Statemi dietro - se ne avete voglia - nelle mie peripezie verbali, spesso filosofeggianti fatti di approfondimenti, ricette, viaggi alla scoperta di mondi veg*ani per amore della natura e degli animali.
Siete benvenuti. Virginia

Perchè si chiama
"La Mia Tazza Vegana"?

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